Kurt Cobain dixit
«C’è una piccola percentuale di popolazione NATA con la capacità di vedere le ingiustizie. Sono persone che hanno la tendenza a sfidarle e a cercarne le ragioni in modi che verrebbero considerati anormali secondo gli standard dei loro oppressori. Hanno predisposizione e talento, nel senso che sanno sin da un’età molto giovane di avere il dono di sfidare ciò che abitualmente ci si aspetta dal futuro. Questi ragazzi sono solitamente rompiscatole iperattivi, incontrollabili, che non sanno mai quando dire basta perché sono talmente coinvolti in quel che vorrebbero dimostrare agli altri che finiscono sempre per offendere, senza volerlo, naturalmente. Ciò è bene.
Di solito attraversano l’infanzia pensando di essere speciali. In parte è istintivo e forse sono stati i genitori o gli insegnanti a dar loro l’idea di essere speciali. Forse sono inseriti in una classe di superdotati nella scuola elementare. Poi, per chissà quale motivo finiscono per modellarsi come persone consapevoli delle proprie capacità e che allo stesso tempo le capiscono. E tuttavia hanno un ego ingigantito dall’insistenza, da parte della società, sul fatto che coloro che sono dotati di grande intuito vanno lodati e considerati di un livello superiore perché raggiungano il successo. Alla fine diventano adolescenti confusi e amareggiati che tendono a non vedere niente se non l’ingiustizia, perché a quel punto avranno avuto l’occasione di interagire con altri come loro che imparano dai propri antenati intelligenti e bohémien come loro.
La maggioranza che ha sempre dominato e dominerà sempre sopra la minoranza per il fatto di non essere in sovrannumero non è NATA con la minima capacità di intendere cosa sia l’ingustizia. Queste persone includono il Signor Rossi medio, netturbino o avvocato. Non è colpa loro perché mancano fisicamente di quell’insieme speciale di cellule in più nel cervello che accolgono l’area della coscienza che si pone domande. Questo non è assolutamente un aspetto ereditario.
E non è colpa loro.
Non sono semplicemente esseri che hanno smarrito il giudizio.
Certo che questi estremi e livelli nella capacità di iindividuare l’ingiustizia si dffondono a tutti i livelli. Queste persone si potrebbero paragonare e non descrivere come mentalmente ritardate. Sai, quelli che hanno quegli occhi tondi da mongoloide, e che però puoi vedere nei programmi televisivi di prima serata.
Tutte le altre cosiddette doti come ballare, cantare, recitare, scolpire il legno e produrre arte sono soprattutto il culmine dell’esercizio compiuto per raggiungere la perfezione attraverso la pratica. Nessun vero talento è pienamente organico. Eppure i dotati, coloro che sono ovviamente superiori, hanno non solo il controllo dei propri studi, ma un piccolo dono speciale in più alla nascita, animato dalla passione. Un’energia innata, totalmente spirituale, inesplicabile, New Age del cazzo e cosmica che scoppia d’amore. E sì, costituiscono una percentuale ancora più piccola all’interno di una già esigua minoranza. E sono speciali! Non fidatevi dei sistematizzatori. Niente può essere valutato secondo una logica totale o la scienza. Nessuno è speciale abbastanza da avere risposte a tutto ciò.
Tutto ciò non va preso seriamente.
Non è da leggersi come opinione.
È da leggersi come poesia.
È ovvio che quanto a istruzione io sono al livello di uno studente del secondo anno di liceo. È ovvio che queste parole non sono state pensate in anticipo né rilette. Questo stile di scrittura è ciò che mi piace chiamare, secondo la prospettiva dello studente del secondo anno di liceo, lo sforzo di mostrare che, a dispetto del livello di intelligenza che abbiamo, noi tutti ci domandiamo cosa siano l’amore e la mancanza di timore nell’amore.
È bene lanciare sfide all’autorità e resistere, anche solo per rendere le cose un po’ meno noiose. Ma sono sempre tornato alla conclusione che l’uomo non è redimibile e che le parole, anche se non usate con i loro significati più propri, possono essere comunque impiegate in una frase a fini artistici. Il vero inglese è orrendamente noioso. E questa piccola pausa di rifornimento che noi chiamiamo vita e di cui ci preoccupiamo con tanta serietà non è altro che un breve weekend carcerario rispetto a ciò che viene con la morte.
La vita non è nemmeno lontanamente sacra quanto l’apprezzamento della passione.»